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Non sono i capelli lunghi a renderci femminili

Una domanda che circola insistentemente sui blog per signore after fifty, blog prevalentemente americani, è se è il caso, dopo appunto i fatidici fifty, tagliarsi i capelli corti.

 

E’ una domanda sensata visto che anche i capelli invecchiano, e tranne qualche raro caso in cui restano bellissimi,  in genere mostrano i segni del tempo e anche dell’usura: tingersi i capelli per anni e anni non fa di certo bene. Tuttavia da molte signore questo taglio viene percepito come una rinuncia alla femminilità, o almeno a quel pezzo di femminilità legato alla seduzione e alla conquista degli uomini.

Io sono dell’idea che l’associazione femminile-capelli lunghi sia infondata. Se ci si guarda intorno, sono ormai molti i ragazzi e anche gli uomini che portano i capelli lunghi, preferibilmente raccolti in uno chignon, storicamente appannaggio delle signore. A dimostrazione che forse non è così vero che i capelli lunghi siano un richiamo sessuale, o perlomeno non a senso unico.

 

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Noi signore after fifty, nati in altri tempora et mores, abbiamo peraltro avuto i “capelloni”, ragazzi che tenevano i capelli lunghi in segno di protesta. Ce n’erano con capelli bellissimi e molto attraenti. Così come c’erano, e ci sono tuttora, ragazze con i capelli corti e cortissimi, affascinanti pure sexy.

 

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Dunque bando ai pregiudizi e facciamo un po’ cosa ci pare!

Io per esempio ho i capelli corti e anche grigi. Non penso per questo di essere o sembrare meno femminile. La cosa più importante, ormai lo sappiamo, è stare bene nei nostri panni, essere noi stesse. Ogni conquista arriva e parte da lì.

Che ne dite? Se vi va di commentare, vi ascolto!

 

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

 

 

Una Apple al giorno

Carissimi lettori, tra una ciabatta e l’altra sul blog The Ciabatte Pelose di cui tanto vi ho parlato e continuerò a fare, EyeMilano è tornato al lavoro con gli occhi puntati sulla città pronto per raccontarvi tutto ciò che succede… a partire dal mitico nuovo Store Apple.

Qui trovate la galleria fotografica e come sempre buona lettura all’articolo, che raggiungete cliccando sulla prima immagine.

Buona lettura.

 

 

 

 

Ma quanti follower ci vogliono per sentirsi di successo?

Come sapete io di lavoro faccio la digital PR e quindi mi occupo di quanto seguito hanno i blog, quanti follower seguono qualcuno su Instagram e quanti like hanno le pagine di Facebook. Mi occupo un po’ di questi numeri anche per me, e per questo blog che mi ospita ogni settimana.

Schermata 2018-09-12 alle 10.34.09Sono numeri, e questo in un primo momento sembra rassicurare. Ma guardando bene sono numeri relativi, che prendono significato solo se rapportati l’uno all’altro. 100.000 follower sono tanti? Dipende. Dal settore in cui siete, da quanti follower hanno quelli che fanno qualcosa di simile a voi.

E poi chi sono quei follower? Vi guardano davvero? Vi leggono, nel caso in cui scriviate oltre che a fare foto? Vi guardano, se fate dei video? E che cosa gli resta impresso di quello che leggono oppure vedono?

Queste sono domande che tendono a restare senza risposta.

Lo restavano anche le statistiche dell’Auditel ai tempi della televisione: centinaia di migliaia di persone davanti allo schermo durante una certa trasmissione. Ma la stavano davvero guardando? Gli piaceva? Avrebbero continuato fino alla fine? Avrebbero cambiato canale durante la pubblicità? Del resto un pubblicitario è diventato famoso per aver detto “So che metà del mio investimento pubblicitario è buttato via; peccato che non sappia quale metà!”

E quindi di quanti follower abbiamo bisogno per essere felici? Dobbiamo per forza rincorrere la Ferragni?

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Io personalmente non credo. Sarà che sono after fifty, ma sono contenta quando un post esprime bene quello che voglio dire. Sono contenta quando qualcuno mi scrive che il blog (o questo o Chic After Fifty) gli piace.

Ma sono ancora più contenta quando in queste sere dolci di settembre, con la luce che sta per scomparire e forse per questo è morbida e avvolgente, guido con i finestrini aperti e sento l’aria tiepida che mi accarezza. Mi sento libera, e non c’è numero di follower che valga la libertà.

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com