Di questa fine 2018 e del Nuovo Anno

Io non voglio fare gli auguri a nessuno in questo post.

Se mi seguite “altrove” sapete che vi ho già dedicato il mio “Merry Paper Christmas” in giro per il web… e forse non ve ne sarete accorti, ma ho già cominciato ad augurarvi “Happy Hairy New Year”, da altre parti.

È da un po’ che non parlo dei miei gioielli in questo blog, che cresce sempre di più ed è tutto concentrato a parlare di moda, così ho pensato che la fine anno si avvicina e sarebbe ora di ritornare a dedicarci un po’ di spazio, cominciando a ringraziarvi per apprezzare sempre di più la mia creatività, il mio modo inusuale di trasformare la carta in piccoli preziosi oggetti d’arte da indossare.

I miei orecchini pendenti in carta di libro e perle di onice nera, vi ringraziano.. per essere i più amati di sempre da quando sono stati creati… superando i 150 esemplari venduti e conservano gelosamente la loro principale particolarità: sono tremendamente belli quanto semplici ma soprattutto ogni coppia è diversa dall’altra, quindi chi già li possiede ha in mano qualcosa di davvero unico che lo rende prezioso più che mai.

Ne desideri un paio? Click sull’immagine, allora!

 

Sono anche gli orecchini che hanno fatto il viaggio più lontano: quest’anno i gioielli Alfieri Jewel Design sono sbarcati in Australia per la prima volta e proprio con questi orecchini!!

Del bracciale più apprezzato dell’anno, ne vogliamo parlare? Ancora non vi avevo presentato questo modello particolarissimo, dal design contemporaneo fatto a mano con carta pregiata e colori alla moda. Stupendo modello, e non lo dico solo io.

 

Clicca la immagine per maggiori info.

 

La collana più amata in assoluto? Difficile a dirsi, vi piacciono proprio tutte ma la vostra attenzione è sempre per questa in oro e turchese e la sorella in oro e nero, che ho recentemente battezzato col nome “Nefertiti”.

Click sulle immagini per maggiori info.

 

Novità per l’anno prossimo? Come avrete notato qui sul blog non vi ho tenuto molto aggiornati riguardo le mie collezioni di gioielli, ma ho dedicato loro spazio su Instagram e Facebook dove ho condiviso anche scintillanti news, per questo vi invito a seguire Alfieri Jewel Design sui social. Qualcosa però ha già preso il “largo” e cominciato il suo viaggio da qualche giorno e approderà nei prossimi mesi in…. ma non vi anticipo nulla per non rovinarvi la sorpresa, che sono certa saprete apprezzare.

Altro di diverso che non siano gioielli? Ma certamente! Potrete continuare a leggere articoli dedicati alla moda, ai trends e alle novità della Milano da bere nella mia rubrica EyeMilano nel blog di Anna da Re, e da Anna che continuerà a scrivere qui per voi nella sua rubrica Il Giusto Chic, appuntamento fisso del mercoledì.

E poi… e poi ci sono loro le immancabili, incommensurabili ciabatte pelose che vi aspettano in scoppiettanti pelosità sul blog The Ciabatte Pelose.

Insomma che volete di più? Non avete scuse, quest’anno passerete più tempo con me e con i miei blog, già lo so!

 

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Ma perché la gente non porta più i calzini?

Mentre su Chic After Fifty scrivevo delle cinque domande per l’anno che verrà, mi è venuta una domanda per questi giorni freddi: perché la gente non si mette più i calzini?

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La notte, qui al nord, scende sottozero. Le case sono riscaldate, e anche gli uffici, e i negozi, e i mezzi pubblici. Ma tutti quelli che vedo come me aspettare i suddetti mezzi pubblici, camminare per lunghi tratti di strada, uscire dai luoghi caldi, tutti questi che ostentano scarpe di vario tipo rigorosamente calzate con fantasmini, non si raffreddano? Non gli viene voglia di un bel paio di calze non dico lunghe ma almeno al ginocchio, magari in un bel misto lana? Non gli si fredda tutta la circolazione, con quella esposizione?

La maggior parte di questa tribù senza calzini ha indosso dei jeans, che non solo non tengono caldo, ma tendono a diventare gelati, con il gelo. Mi ricordo quelli che andavano a sciare con i jeans, erano molto fighi ma dopo la prima pista avevano intorno alle gambe dei cartoni ghiacciati, e spesso alla terza pista erano costretti a smettere. Perchè l’effetto cartone gelato non finiva neppure in funivia, aveva una vera coda lunga. E’ vero che i jeans di ora sono elasticizzati e stretti come dei collant, però davvero, tengono caldo? Non riesco a crederci…

Insomma se qualcuno conosce la risposta a questa domanda, si faccia aventi!

Se finalmente le promesse avranno bisogno di sostanza alle spalle.

Prendo spunto per questo pezzo da un articolo di Elisa Motterle che si intitola “Abbiamo ancora bisogno di Victoria’s Secret?”, scritto a proposito dell’apertura del nuovo negozio a Roma.

Schermata 2018-12-13 alle 12.53.36E’ buffo e anche bello che spesso io e Elisa scriviamo, sebbene in modi diversi e a distanza di pochi giorni o mesi, delle stesse cose: la femminilità senza tacco, il ritorno di una certa modestia estetica, la fine della donna panterona con il reggiseno imbottito.

Schermata 2018-12-13 alle 12.55.00Avevo scritto proprio qui sulla crisi di Victoria’s Secret, che peraltro è pubblica, e sul fatto che alle signore after fifty oltre che alle ragazze piace la biancheria bella ma anche comoda, e che il concetto di sexy per fortuna si sta evolvendo e smarcando dalla messa in mostra a tutti i costi. Elisa aggiunge che, nel caso di Victoria’s Secret, i prodotti sono di qualità bassissima, e quindi la promessa degli show fantasmagorici e delle modelle superstar si frantuma in una realtà molto al di sotto delle aspettative.

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Direi che è in corso una riscossa del consumatore. Che non dipende tanto dai social, come si credeva fino a un po’ di tempo fa, quando sembrava che poter far sapere a tutti se un’azienda si comportava male avrebbe costretto l’azienda ad agire diversamente. Il consumatore ora, se quello che gli si propone non gli piace, non consuma. Le emozioni, le le storie, le sente e le ascolta, ma se poi il prodotto è una sòla non lo compra. E quindi forse sarebbe ora che le aziende ricominciassero a investire i loro soldi e le loro energie a fare dei buoni prodotti, invece di pensare di cavarsela con la comunicazione.Che facessero delle promesse che dietro hanno della sostanza. Sarebbe una forma di rispetto che farebbe del bene a tutti, alle aziende per prime.

Se Victoria’s Secret si mettesse a fare dei prodotti di qualità migliore, forse ce ne sarebbe ancora bisogno!

Grazie ad Elisa per l’ispirazione, e buona giornata a tutti!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

Anche per i vestiti, all they need is love

E’ vero, i vestiti sono oggetti inanimati, secondo le leggi della fisica.

Schermata 2018-12-05 alle 11.25.58Però come tutti gli oggetti sono capaci di evocare sensazioni, di conservare dei ricordi, di assorbire e restituire i profumi.

Ho finalmente completato il mio trasloco e sistemato, anche se non proprio definitivamente, la cabina armadio. Mi sono passati tra le mani vestiti vecchi e nuovi, usati tanto oppure poco, ereditati o comprati nuovi, e a me tutti raccontano qualcosa. Per questo elimino solo quello che è proprio tanto rovinato, oppure che per qualche ragione non amo.

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I vestiti che conservo, li conservo per amore: verso chi li ha portati, chi li ha regalati, verso me stessa quando ho fatto un gesto generoso (bisogna essere generosi anche con se stessi, mica solo con gli altri!). Forse l’amore li rende persino più chic, gli dà quel tocco che non si vede ma si percepisce.

E quando leggo che i vestiti, indipendentemente da quanto sono costati, vanno trattati con cura e con amore, beh, sono davvero d’accordo.

Anche per i vestiti l’amore è quella cosa che devi dare tu per primo, e poi ti viene restituita, quando non si sa, ma questo è il bello.

Schermata 2018-12-05 alle 11.12.25E voi che ne pensate?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com