I tailleur colorati che metteremo a primavera, cioè fra poco!

Ogni tanto gli stilisti mi fanno felice. In questo periodo mi fanno felice spesso, perché stanno riempiendo le riviste di vestiti colorati e bellissimi, che vestono davvero e che vanno bene anche per noi signore after fifty.

Come dire, era ora!

Oltre a gonne svolazzanti che fanno tanto primavera, strati di tulle o sete o altri materiali leggeri, oltre a pantaloni morbidi,  sneakers magari eccessive e sandali da frate, ci sono i tailleur.

Schermata 2019-02-20 alle 12.01.15

Tailleur molto contemporanei, colorati, fluidi, imprecisi, confortevoli e superchic.

Il colore è il loro elemento: sono tendenzialmente colori puri e semplici, rossi, turchesi, viola, gialli. Il taglio è anche quello semplice: giacche dritte a due bottoni, pantaloni anche loro dritti, da non troppo larghi a larghissimi, lunghi. Sotto ci si può mettere una semplice T-shirt o una semplice camicia. Dello stesso colore, di un colore a contrasto, o fantasia. E giacche e pantaloni dei tailleur possono essere combinati in tanti modi, dai più estremi di giallo e viola ai più energetici di rosso e rosa, ai più classici di turchese e azzurro.

E non sono proposti solo dai marchi inarrivabili. Li ha fatti anche Benetton, che di colori se ne intende da sempre.

Penso che potrebbe essere la mia divisa della primavera. Non vedete anche voi l’ora che arrivi la bella stagione?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

Annunci

Perché i selfie forse non sono inutili

 

Stamattina non ero in ritardo, e per di più era una bella giornata e avevo una gonna nuova, per cui mi sono fatta un selfie. Non me li faccio più tutte le mattine come i primi tempi del blog.

Schermata 2019-02-13 alle 11.49.46Sul treno, ho postato il selfie su Instagram. E volevo scrivere “un altro inutile selfie”. Poi mi sono detta se pensi davvero che sia inutile, non postarlo. Però se uno sta sui social e ci sta come gestore di Chic After Fifty, un blog di moda con anche certe pretese, il selfie è parte di quel lavoro.

Oltretutto i selfie raccontano delle storie, soprattutto quando vengono messi in sequenza e lasciati liberi di evocarci dei momenti della nostra vita. Facebook ogni tanto mi ripropone un post di 3 o 4 anni fa, e mi guardo e guarda com’ero vestita. Ce n’è persino stato uno in cui ero vestita esattamente come tre anni prima!

Schermata 2019-02-13 alle 11.50.28

E poi mi sono detta chissà cosa resterà, di tutti questi selfie. Di tutte queste immagini di cui il nostro mondo è invaso. Temo non molto, perché alla fine le immagini che restano sono quelle che si imprimono nella nostra anima, che si legano chimicamente a dei sentimenti, a delle sensazioni.

Penso che le immagini che ci piacciono di più le dovremmo stampare. A me piacerebbe per esempio che i miei nipoti, e i loro nipoti dopo di loro, un giorno potessero guardare le mie vecchie fotografie e dire ecco questa era la zia Anna, ma guarda come si vestivano a quei tempi!

Schermata 2019-02-13 alle 11.49.09

E voi che ne pensate dei selfie? Scrivetemelo, se vi va, sui social o su ciabattinasx@gmail.com.

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

 

 

Kardashian e ciabatte pelose. Come resistere al fascino perverso dell’antichic

La mia ospite Verde Alfieri ha aperto da poco il sito Theciabattepelose, in cui mostra le follie a cui ci porta la moda e il voler essere alla moda. Una piccola galleria degli orrori che si è rapidamente popolata, concentrata per ora intorno al tema peloso.

Le ciabatte pelose sono una perversione contemporanea, e la cosa più incredibile è vederle indosso a della gente vera, su dei mezzi di trasporto veri come la metropolitana milanese, e portate con vera fierezza.

Schermata 2019-02-06 alle 11.37.39

Ho ripensato alle ciabatte pelose qualche giorno fa, leggendo sul mitico The Guardian come le sorelle e cugine Kardashian continuano a influenzare la moda. Ci sono store online che mettono subito in produzione gli eleganti si fa per dire outfit che le signore si fa per dire Kardashian postano su Instagram. Il business e la velocità hanno fatto tornare la produzione in Gran Bretagna, perché andare a produrre in Asia o altrove era troppo lungo e alla fine costoso. I vestiti imitation Kardashian non sono fatti per durare e quindi sono veramente low cost e low quality. E naturalmente le lavoratrici che producono questi straccetti non sono pagate molto meglio delle loro socie asiatiche. Del resto la crisi ha sempre questo effetto, ci si adatta a essere pagati  poco pur di avere un lavoro.

E quindi lo stile Kardashian, l’antichic per eccellenza, che fa sembrare eleganti perfino certe ciabatte pelose, perdura e impera.

Noi donne ci lasciamo ingannare e crediamo sinceramente che basti indossare lo stesso abituccio striminzito e scollacciato di Kim Kardashian per conquistare qualcuno che ci cambierà la vita. Crediamo anche che basti una borsa di Louis Vuitton, un completo di Celine, una gonna di Dolce & Gabbana, per cambiarci la vita.

Schermata 2019-02-06 alle 11.40.14

È tutto umanissimo. È tutto comprensibilissimo.

Certo se studiassimo di più, se leggessimo di più, avremmo anche qualche strumento in più per ignorare le Kardashian e vestirci da noi stesse. È una strada lunga, che in molte, moltissime di noi fanno. E che speriamo facciano in sempre di più.

Le Kardashian hanno già guadagnato abbastanza, non preoccupiamoci per loro.

Pensiamo a noi stesse. Ci farebbe un gran bene!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

Perché noi signore possiamo e dobbiamo ispirarci a Advanced Style

C’è un bellissimo sito internet, che è anche un account Instagram, Advanced Style, creato dal fotografo Ari Seth Cohen (che ringrazio per le foto che gli ho rubato): è un inno alla gioia di vivere, alla creatività personale, all’eccentricità, alla bellezza in tutte le sue forme, anche le meno convenzionali e immaginabili. Comprende anche una versione di coppia, Advanced love, che esce tra poco con una raccolta di fotografie di coppie agé originali e felici.

Le signore di Advanced Style sono prevalentemente americane, che hanno da un lato il vantaggio di vivere in una società fluida e libera, in cui le convenzioni e le tradizioni sociali sono meno forti dell’affermazione individuale; dall’altro hanno lo svantaggio di non avere dietro le spalle un passato di moda e stile bello e importante.

schermata 2019-01-30 alle 12.45.31Però le signore di Advanced Style sono fantastiche. Non si fanno fermare dalla loro età: se amano i colori sono colorate, se si sentono allegre ridono alla fotocamera, e di sicuro sono sempre sempre sempre originali.

Per questo noi signore chic after fifty dovremmo iscriverci al loro sito e seguire il loro account Instagram (io lo faccio da tempo). Per imparare a lasciarci andare. Per convincerci che, almeno dopo anni di perbenismo e considerazione eccessiva del nostro prossimo, è arrivato il momento di liberare il nostro estro, di osare, di provarci. Magari ci guarderanno strano. E allora? Se abbiamo voglia di stupire, dopo i fifty è arrivato il momento, stupiamo! Se siamo delle tipe sobrie (come sono io tutto sommato) osiamo con un particolare, un accessorio, un dettaglio.

schermata 2019-01-30 alle 12.45.46

Che dite, ci proviamo?

Intanto buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

 

Le calze: una storia di necessità e scomodità

Dite che sono un po’ fissata sulle calze? Forse sì.

Però converrete che le calze sono una necessità e in un certo senso un problema mai risolto.

Abbiamo fatto dei grandi passi, ma non abbastanza.

schermata 2019-01-23 alle 11.29.59A parte quei pazzi o modaioli, che quest’anno sono anche tanti, che sfidano impavidi le giornate più fredde con il fantasmino nascosto nelle scarpe e le caviglie esposte ai quattro venti, la maggior parte di noi signore lotta ogni giorno con le calze. Dico lotta perché le calze sono quasi sempre scomode. Troppo lunghe o troppo corte. Con gli elastici in vita troppo stretti o troppo duri. Formano le rughette all’incavo del piede. Si smagliano.  Si consumano in corrispondenza dell’alluce.

C’è una grande offerta, di calze e collant, ma diciamolo, sono quasi tutti di pessima qualità. Solo che siamo così abituate a che i collant siano scomodi che non ci facciamo più caso. Se non ce lo chiedono esplicitamente, non ci pensiamo, al disagio quotidiano che pure esiste.

Io personalmente da qualche tempo ho deciso di investire un po’, nelle calze: ho eliminato tutte quelle che per un motivo o per un altro mi davano fastidio, e ho scelto una marca che trovo più comoda e più bella delle altre, Philippe Matignon. Costano un po’ di più ma penso di meritarmele. Complessivamente durano anche un po’ di più, e mi piace anche premiare la loro ricerca di materiali e soprattutto di finiture, che sono quelle che danno più fastidio. E non mi pagano per parlarne bene (se mai volessero regalarmene un paio sono i benvenuti!)…

C’è anche una marca inglese, Heist, che non ho mai provato ma sta riscuotendo grande consenso. Le loro calze sono molto care, ma pare siano veramente diverse da tutte le altre. E mi dico anche, le calze le mettiamo tutti i giorni, io per un periodo dell’anno anche molto lungo, perché non dovrei spendere per averne di comode, calde e belle?

E voi? Vi piacciono le calze? Le portate? Siete disposte a spenderci qualcosina di più?

Intanto buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

Che jeans porteremo in primavera?

Se c’è una certezza a cui ci possiamo appoggiare con gratitudine, è che anche nella prossima primavera porteremo i jeans.

Ovviamente stilisti, giornali, influencer, negozi e siti online cercano di farceli comprare diversi da quelli che abbiamo, perché se c’è un difetto che nessuno può perdonare ai jeans è che durano un sacco. È difficile farli di una qualità così pessima che dopo una stagione siano da buttare. E spessissimo i jeans usati sono più belli di quelli nuovi, oltre che più comodi.

Dunque cosa possiamo prevedere per la prossima primavera?

Resteranno i jeans a vita alta che erano ritornati l’anno scorso, insieme al ritorno generale della vita alta. Resteranno gli skinny, che a dispetto di tutti gli sforzi dei designer e di chi cerca di farci cambiare idea, restano una soluzione versatile e semplice per il vestirsi di tutti i giorni. Resteranno i classici blu scuro, un po’ morbidi ma dritti di gamba, con o senza risvoltino, perché sono un classico e ci sono delle mattine che abbiamo bisogno di qualcosa di conosciuto, sperimentato e sicuro.

Torneranno i bootcut, che sono quei jeans stretti ma un po’ a zampa, da portare magari non così lunghi come negli anni 70 e ingentiliti dal taglio all’interno della caviglia. Torneranno le tute di jeans, e in generale quell’aspetto da lavoro e ruvido del jeans che ultimamente si era un po’ perso.

schermata 2019-01-16 alle 11.53.55

E poi chissà. La primavera è lontana da venire, e ci sarà di certo qualcuno o qualcuna che una mattina, non sapendo cosa mettersi, inventerà un nuovo modo di portare i jeans. In fondo tutto il sistema digitale funziona su combinazioni di due numeri, la maglia nasce dalla combinazione di due punti, perché mai i jeans non dovrebbero trovare ancora infinite declinazioni?

Voi che jeans preferite? Scrivetelo qui nei commenti oppure sui social!

Buona giornata

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com