Kardashian e ciabatte pelose. Come resistere al fascino perverso dell’antichic

La mia ospite Verde Alfieri ha aperto da poco il sito Theciabattepelose, in cui mostra le follie a cui ci porta la moda e il voler essere alla moda. Una piccola galleria degli orrori che si è rapidamente popolata, concentrata per ora intorno al tema peloso.

Le ciabatte pelose sono una perversione contemporanea, e la cosa più incredibile è vederle indosso a della gente vera, su dei mezzi di trasporto veri come la metropolitana milanese, e portate con vera fierezza.

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Ho ripensato alle ciabatte pelose qualche giorno fa, leggendo sul mitico The Guardian come le sorelle e cugine Kardashian continuano a influenzare la moda. Ci sono store online che mettono subito in produzione gli eleganti si fa per dire outfit che le signore si fa per dire Kardashian postano su Instagram. Il business e la velocità hanno fatto tornare la produzione in Gran Bretagna, perché andare a produrre in Asia o altrove era troppo lungo e alla fine costoso. I vestiti imitation Kardashian non sono fatti per durare e quindi sono veramente low cost e low quality. E naturalmente le lavoratrici che producono questi straccetti non sono pagate molto meglio delle loro socie asiatiche. Del resto la crisi ha sempre questo effetto, ci si adatta a essere pagati  poco pur di avere un lavoro.

E quindi lo stile Kardashian, l’antichic per eccellenza, che fa sembrare eleganti perfino certe ciabatte pelose, perdura e impera.

Noi donne ci lasciamo ingannare e crediamo sinceramente che basti indossare lo stesso abituccio striminzito e scollacciato di Kim Kardashian per conquistare qualcuno che ci cambierà la vita. Crediamo anche che basti una borsa di Louis Vuitton, un completo di Celine, una gonna di Dolce & Gabbana, per cambiarci la vita.

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È tutto umanissimo. È tutto comprensibilissimo.

Certo se studiassimo di più, se leggessimo di più, avremmo anche qualche strumento in più per ignorare le Kardashian e vestirci da noi stesse. È una strada lunga, che in molte, moltissime di noi fanno. E che speriamo facciano in sempre di più.

Le Kardashian hanno già guadagnato abbastanza, non preoccupiamoci per loro.

Pensiamo a noi stesse. Ci farebbe un gran bene!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

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I “no” che aiutano ad essere chic.

Avete presente i “no” che aiutano a crescere? Ci sono stati scritti molti libri, e credo che concordiamo tutti che ci sono delle occasioni in cui bisogna dire di no, e che è importante imparare che al mondo ci sono opportunità e ostacoli e bisogna fare i conti con entrambi.

Mentre venivo in ufficio e incrociavo persone variamente vestite o svestite, mi sono detta che potevo fare un’eccezione alla mia liberalità e mettere giù due regoline sullo stile che prevedono dei “no”. No che ci possono aiutare ad essere chic, soprattutto d’estate e quando non si è più delle ragazzine…

  • No alle gonne troppo corte. Approfittiamo delle longuette e delle pencil skirt al ginocchio per stare fresche. Mettiamo delle sneakers con le longuette e camminiamo disinvolte. Mettiamo i tacchi con le pencil skirt e diamoci un po’ di arie!
  • No alle magliette troppo strette. Quelle che basta un filo di grasso in più perché mettano in evidenza un rotolino. Scegliamole di una taglia in più, o addirittura oversize su una gonna stretta. Superchic.
  • No ai pantaloni troppo stretti. Brutti, scomodi.
  • No ai leggings. Non sono pantaloni!!!
  • No alle magliette troppo scollate. Non è il caso di mostrare la mercanzia, non ci sono se e non ci sono ma.
  • No alle spalle scoperte in ufficio. Un ufficio è un ufficio, qualunque cosa facciate. Prevede un certo grado di copertura. Per di più non si sa mai chi si è appoggiato allo schienale prima di noi!
  • No a ciabatte e ciabattine. Sono cose da mare, da doccia, da casa. Anche firmate da Gucci, restano ciabatte.
  • No al reggiseno nero sotto la camicia bianca.
  • No al reggiseno in vista. Per quanto bello, costoso e chic sia.images

Alla fine, vedete che non sono poi così tanti, questi “no”. Ci resta un sacco di spazio per inventarci uno stile!

images-5E ora via ai commenti!

L’invasione dei pinocchietti

E no, i pinocchietti non sono pantaloni. E neppure bermuda.
Nella galleria degli orrori attualmente popolata soprattutto di ciabatte pelose, vorrei oggi introdurre i pinocchietti.
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I pinocchietti sono un sedicente pantalone soprattutto maschile.
Non va confuso con i cropped, uno stile di pantaloni solo femminili e caratterizzati dal l’ampiezza e dalla somiglianza con una gonna. Penso sia per questo che nessuno stilista li ha proposto per gli uomini.
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Il pinocchietto è un bermuda allungato oltre le ginocchia. Come dice il nome stesso, non è niente di serio. Roba buona da bambini, che sembrano un po’ più vestiti che con i calzoncini ma stanno comodi uguale.
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E invece ogni estate da qualche tempo, l’invasione dei pinocchietti si ripresenta puntuale. Gambe con diversi gradi di pelosità, alcune da fare invidia alle ciabatte di Verde, spuntano da cosiddetti “pantaloni” e finiscono in ciabatte, sandali da combattimento o da arrampicata, sneakers sformate. Il tutto per passeggiare nel parco la domenica o andare a prendere un gelato in una sera estiva o mettersi in viaggio per le agognate ferie.
In un mondo in cui la moda maschile conta, anche economicamente, tanto se non più di quella femminile; in una società come la nostra, in cui l’apparenza conta, anche economicamente, spesso più della sostanza, i pinocchietti sono un’aberrazione difficile da spiegare.
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Quindi, care signore after o anche before fifty, date una botta di chic al guardaroba dei vostri mariti, fidanzati, compagni, figli, cugini, parenti vari e amici, eliminate tutti i pinocchietti che vedete e sostituiteli con dei classici, sani e rilassati bermuda. Magari khaki , addirittura, dai!
E se i vostri uomini, qualunque grado di parentela o amicizia vi leghi, amano i sandali, invitateli a prendere un paio di sandali da frate di cuoio, o un bel paio di Birkenstock, la cui comodità è indiscutibile! E magari a fare come noi signore, che prima di passare ai sandali facciamo una bella pedicure…
Che dite?
Fatemelo sapere che sono curiosa!
Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

L’eleganza è ancora rilevante?

Avevo quasi deciso di comprarmi un cappotto. Non che non ne abbia, figuriamoci. Ma siccome sono tornati di moda i cappotti lunghi, che adoro non solo da un punto di vista estetico ma anche da quello del caldo, e ne ho uno con la fodera così malridotta che mi vergogno a farla anche solo intravvedere, ho pensato forse potrei approfittare dei saldi.

Naturalmente non ho tempo e neppure molta voglia di andare in giro a fare shopping. Così sono andata online, sul sito di Max Mara, che i suoi cappotti sono esposti pure al museo e che nei cappotti è proprio specializzata. Del resto il mio cappotto, quello con la fodera distrutta, è di Marella che è un marchio del gruppo Max Mara.

5086097306001-a-farad_normalE che cosa ti trovo sul sito? Tanti bei cappotti, ma buona parte di loro abbinati a delle ciabatte pelose!

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Ogni tanto, qua e là, si vedono un paio di stivali o un paio di pantaloni, sotto il cappotto. Ma l’abbinamento con le ciabatte pelose è sicuramente considerato più cool. E pensare che Max Mara è un marchio classico, proprio di quelli da signore.

E’ vero che lo stilista più in voga del momento, il georgiano Demna Gvasalia che ha creato Vetements e ora è direttore creativo di Balenciaga, ha detto che l’eleganza non è più rilevante. Conta come uno si sente dentro i vestiti, se ne è felice. E io su questo sono del tutto d’accordo.

La parola eleganza poi è una di quelle che generano caos al solo pronunciarla o scriverla. Tutti pensano di sapere cos’è, e soprattutto tutti pensano che voglia dire la stessa cosa per tutti. Povera eleganza, tirata da tutte le parti! E’ innata? Si impara? Costa tanto? Chi lo sa…

Per quel che mi riguarda, trovo che i cappotti siano più eleganti di piumini, giacconi e over vari. Penso che sia un investimento che si può fare, e che vale la pena fare approfittando degli ultimi saldi, quando ai negozianti è rimasto poco da vendere, hanno voglia di esporre le cose primaverili, hanno magari una sola taglia e se ne sbarazzano volentieri. Se comprate un bel cappotto lungo, di taglio classico e di buona fattura, può anche capitare che per una stagione non ve lo mettiate, ma lui resta lì fedele ad aspettarvi. A me è successo.

Quanto alle ciabatte pelose, vi rimando alla saga che Verde Alfieri sta conducendo con grande successo sul mio blog!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com