Perché noi signore possiamo e dobbiamo ispirarci a Advanced Style

C’è un bellissimo sito internet, che è anche un account Instagram, Advanced Style, creato dal fotografo Ari Seth Cohen (che ringrazio per le foto che gli ho rubato): è un inno alla gioia di vivere, alla creatività personale, all’eccentricità, alla bellezza in tutte le sue forme, anche le meno convenzionali e immaginabili. Comprende anche una versione di coppia, Advanced love, che esce tra poco con una raccolta di fotografie di coppie agé originali e felici.

Le signore di Advanced Style sono prevalentemente americane, che hanno da un lato il vantaggio di vivere in una società fluida e libera, in cui le convenzioni e le tradizioni sociali sono meno forti dell’affermazione individuale; dall’altro hanno lo svantaggio di non avere dietro le spalle un passato di moda e stile bello e importante.

schermata 2019-01-30 alle 12.45.31Però le signore di Advanced Style sono fantastiche. Non si fanno fermare dalla loro età: se amano i colori sono colorate, se si sentono allegre ridono alla fotocamera, e di sicuro sono sempre sempre sempre originali.

Per questo noi signore chic after fifty dovremmo iscriverci al loro sito e seguire il loro account Instagram (io lo faccio da tempo). Per imparare a lasciarci andare. Per convincerci che, almeno dopo anni di perbenismo e considerazione eccessiva del nostro prossimo, è arrivato il momento di liberare il nostro estro, di osare, di provarci. Magari ci guarderanno strano. E allora? Se abbiamo voglia di stupire, dopo i fifty è arrivato il momento, stupiamo! Se siamo delle tipe sobrie (come sono io tutto sommato) osiamo con un particolare, un accessorio, un dettaglio.

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Che dite, ci proviamo?

Intanto buona giornata!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

 

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Scarpe comode: perché sono così brutte (Blundstone esclusi)?

Mi è capitato qualche anno fa di dover portare un correttore per l’alluce valgo. Il podologo che mi ha fatto il correttore mi ha detto che avrei dovuto cambiare scarpe e mi ha mandato in un negozio di “scarpe comode”. Era primavera anche se ancora freddo. Una bella giornata di sole. Le vetrine brillavano di scarpe con dettagli argentati e bronzo. Non avevo mai visto delle scarpe più brutte. Al pensiero di doverle portare per i tre anni successivi mi è venuto da piangere.

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Davvero. Ho dovuto trattenere le lacrime.

Art.-600051Ne ho comprate un paio. Mi sono detta sono così brutte che alla fine mi sembreranno belle. Mi sono detta cercherò di combinarle in modo da renderle cool. Non facevo ancora la fashion blogger, ai tempi, ma un senso dello stile e dell’estetica ce li avevo.

Passate la lacrime, passata la frustrazione, mi sono fatta furba. Ho preso delle sneakers di una misura di più e il piede con il correttore ci stava. L’inverno dopo ho preso degli ankle boots di una misura di più. E poi degli stivali alti, sempre di una misura di più. Ci nascondevo dentro il correttore.

Io mi sono dimenticata delle “scarpe comode” ma loro continuano ad esistere. Ora devo dire che le “scarpe comode” sono davvero  comode. Sono leggerissime. Hanno la pianta ben fatta. Bei pellami, che respirano.

scarpe-comode-milanoOra sembra che io e la mia socia Verde di Alfieri Jewel Design siamo fissate con le scarpe e con le gallerie degli orrori delle suddette. Ma mentre le ciabatte pelose e la loro vendetta stanno nelle vetrine del quadrilatero della moda, le scarpe comode si presentano in negozi e parafarmacie di tutta e tutte le città e sono una necessità.

E allora mi chiedo perché nessuno riesce a farle belle? Possibile che non ci sia un designer, uno stilista, che riesca a mettere insieme l’estetica e la comodità? Oddio, dei tentativi vengono fatti, ogni tanto. Con dei risultati piuttosto discutibili, anche di grandi nomi come Hogan. E che comunque entrano in un raggio di costo che è più un investimento che una spesa.

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Che devono fare, le povere signore che hanno l’alluce valgo o altri problemi ai piedi? Che sono tante, visto che passati i fifty i nostri splendidi piedi, che ci hanno portato e sopportato per anni, danno qualche segno di cedimento?

A6-Scarpe-da-joggingPer il momento, e per stare on the safe side, si possono mettere le sneakers e i Blundstone. Che per tipi come me sono perfette. Ma posso capire non si sposino con gli stili più da signora…

Allora, signori stilisti, vogliamo raccogliere la sfida e fare delle scarpe che siano comode e belle?

Noi siamo qui ad aspettare…

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

La pencil skirt e la principessa

Sarà perché siamo stati una monarchia fino a poco più di 100 fa.
Sarà perché quella monarchia era veramente triste da un punto di vista estetico (per non parlare di quello morale). Tutta una genia di re e regine bruttarelli, piccoletti, senza un minimo di phisique du role. Pure senza gusto, nonostante le disponibilità.
Sarà che il sogno di essere una principessa ce l’abbiamo un po’ tutte. Qualcuna cerca di realizzarlo, qualcuna lo nasconde bene nell’inconscio, qualcuna ci fa i conti. Ma insomma ci siamo cresciute e mica possiamo fare finta di no.
Magari le ragazzine che crescono ora con le storie delle bambine ribelli, magari loro si saranno diverse.

Ohi ma tutto questo preambolo perché?

Perché subiamo moltissimo il fascino dei sovrani britannici, o meglio delle sovrane o delle consorti, e se mi date il tempo di spiegarvi vi dico anche cosa c’entrano con le pencil skirt e il loro felice ritorno.

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Dunque immagino sarete d’accordo che la regina Elisabetta, con i suoi tailleur in tutti i colori del Pantone, ha uno stile inimitabile, unico e fantastico. Non uso il termine “icona di stile” solo perché non ne posso più di sentirlo dire.
Sarete anche d’accordo che delle due principesse, Kate e Meghan (che propriamente non lo è ma manca poco), Meghan è molto più interessante. Kate è tanto carina e tanto ammodo e tanto perbene ma pure noiosetta nei suoi vestitini, cappottini e cappellini. Meghan sembra un po’ più frizzante, e quel suo figurino con la camicia bianca e la pencil skirt quando recitava in Suits rappresenta con immediatezza il concetto americano di ragazza in carriera.

Ed eccoci arrivati alle pencil skirt. Che in un certo senso non sono mai scomparse, ma che sono ritornate in diverse versioni molto portabili e molto belle.
Sono state simbolo di femminilità, di potere e carriera, di seduzione condotta dalle signore.
Sono state detestate perché, soprattutto se abbinate ai tacchi, sono la tipica gonna con cui non si può correre.

Ma la moda, a parte continuare a cambiare, riscoprire, rieccitare e reinventare, ha anche un gran fiuto per dove gira il mondo.
E quindi le pencil skirt di oggi hanno dentro l’elastan e non si abbinano quasi più ai tacchi.
Usano tessuti maschili o fantasie maschili.
E insomma per la prossima primavera sono più attuali che mai (controllate nell’armadio, magari ne avete una e non ve lo ricordate più).

C’è solo un ma.
Che è questo: noi donne normali temiamo/pensiamo/crediamofermamente che la pencil skirt ci stia male, dato che non abbiamo né il fisico di Kim Kardashian (e meno male, aggiungo io), né quello di Marilyn Monroe né quello appunto di Meghan Markle.
E noi donne siamo le peggior nemiche di noi stesse, quando si tratta di giudizio estetico.

1-set_jpg_485x0_crop_upscale_q85La pencil skirt è aderente.
La pencil skirt fa vedere la forma, dei fianchi, del sedere, della vita, della pancia.
Per fortuna è solo una gonna, e quindi quello che ci si mette sopra e sotto le dà un tono o un altro.
Un pullover corto e largo riequilibra la strettezza della gonna.
Delle sneakers o delle stringate, se avete le gambe sottile, la rende sportiva e quotidiana.
Un pullover lungo e chunkie da cui emerge quasi solo l’orlo le dà un tono da bibliotecaria supercool.
Una giacca da uomo di una taglia più della vostra la fa diventare un tailleur scanzonato.
Una semplice T-shirt e un paio di sandali piatti la renderanno una nuova uniforme
Scegliete la lunghezza, sopra o sotto il ginocchio, a seconda del vostro stile e delle vostre gambe, e vi piacerete un sacco!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

Il fascino dell’uniforme: tailleur e sneakers per signore chic

C’è qualcosa di rassicurante nell’uniforme. Niente più perdita di preziosi minuti, al mattino, davanti all’armadio pensando ancora una volta “oddio non ho niente da mettermi”. Niente più timore di essere fuori posto: troppo formali, troppo informali, troppo creativi, troppo poco creativi.

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Le signore chic e al lavoro hanno riscoperto l’uniforme.

come-abbinare-le-sneakers-lavoroChe del resto ha una storia millenaria, e un’importanza tale da aver creato il modo di dire “il fascino dell’uniforme”. Che è stato appannaggio di un mondo maschile ben fornito di potere e di mezzi, non a caso appunto ricercato dalla donne quando la loro sopravvivenza (e non esagero, si trattava letteralmente di sopravvivenza) dipendeva dall’uomo che sposavano. E che tuttora, pur dopo la rivoluzione del ’68, rimane ed ha un suo peso.

Ma l’uniforme scelta dalle donne di oggi è molto bella e cool e disinvolta e piena di un fascino che va ben oltre il modo di dire.

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Quest’inverno, che come vi ricordate è anche quello dei colli alti e delle gonne longuette, l’uniforme si compone di pantaloni larghi, spesso cropped, e giacche morbide e maschili, con sotto dolcevita leggere o camicie molto femminili, anche con ruches e fiocchi (io personalmente non le amo ma stanno bene). Ma si possono anche mettere dei pantaloni sottili a compensare l’oversize delle giacche, per non parlare di un cardigan soffice e abbondante o di un pullover crewneck dall’allure maschile. L’importante è che sotto a tutto ci siano delle sneakers: ma quelle vere, non le scarpe comode che somigliano alle sneakers ma non lo sono. Potete scegliere tra le bianche Stan-Smith, le nuovissime Nike rosa pastello, le Adidas bordeaux con la suola bianca, le Sacouny verdi o arancioni, le New Balance bicolori, le eterne Converse in tante versioni.  Più tantissime marche meno conosciute, che si alternano sulla cresta dell’onda e che potete trovare anche da Zara, H&M, o su Asos e altri siti di e-shopping.

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Il bello di questa uniforme è che ci si sta comodi, ci si cammina, ci si può passare tutto il giorno. E con le sue varianti ce la possiamo davvere mettere tutte: alte e piccoline, magre e curvy, fashioniste e casualiste, perbenine e trasgressive…

E voi? Che ne pensate? Avete già adottato la vostra uniforme?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com