Che jeans porteremo in primavera?

Se c’è una certezza a cui ci possiamo appoggiare con gratitudine, è che anche nella prossima primavera porteremo i jeans.

Ovviamente stilisti, giornali, influencer, negozi e siti online cercano di farceli comprare diversi da quelli che abbiamo, perché se c’è un difetto che nessuno può perdonare ai jeans è che durano un sacco. È difficile farli di una qualità così pessima che dopo una stagione siano da buttare. E spessissimo i jeans usati sono più belli di quelli nuovi, oltre che più comodi.

Dunque cosa possiamo prevedere per la prossima primavera?

Resteranno i jeans a vita alta che erano ritornati l’anno scorso, insieme al ritorno generale della vita alta. Resteranno gli skinny, che a dispetto di tutti gli sforzi dei designer e di chi cerca di farci cambiare idea, restano una soluzione versatile e semplice per il vestirsi di tutti i giorni. Resteranno i classici blu scuro, un po’ morbidi ma dritti di gamba, con o senza risvoltino, perché sono un classico e ci sono delle mattine che abbiamo bisogno di qualcosa di conosciuto, sperimentato e sicuro.

Torneranno i bootcut, che sono quei jeans stretti ma un po’ a zampa, da portare magari non così lunghi come negli anni 70 e ingentiliti dal taglio all’interno della caviglia. Torneranno le tute di jeans, e in generale quell’aspetto da lavoro e ruvido del jeans che ultimamente si era un po’ perso.

schermata 2019-01-16 alle 11.53.55

E poi chissà. La primavera è lontana da venire, e ci sarà di certo qualcuno o qualcuna che una mattina, non sapendo cosa mettersi, inventerà un nuovo modo di portare i jeans. In fondo tutto il sistema digitale funziona su combinazioni di due numeri, la maglia nasce dalla combinazione di due punti, perché mai i jeans non dovrebbero trovare ancora infinite declinazioni?

Voi che jeans preferite? Scrivetelo qui nei commenti oppure sui social!

Buona giornata

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

 

Annunci

Ve lo ricordate Postalmarket?

Mi è venuto in mente così, mentre ragionavo sullo shopping online e sul fatto che pare davvero, almeno nei paesi anglosassoni, che stia soppiantando i negozi. Gira anche la notizia, nel web, di un negozio di Sarzana che ha deciso di far pagare 10 euro a chi entra per provare vestiti e scarpe che poi comprerà su internet.

schermata 2019-01-09 alle 12.18.06

Credo che le signore after fifty Postalmarket se lo ricordino, anche se non  hanno mai comprato nulla. Aveva un suo fascino, sfogliare il catalogo, vedere i vestiti indossati, immaginarseli addosso. Immagino fosse anche comodo, per chi abitava in borghi un po’ sperduti o cittadine minuscole. Ordinare qualcosa che sembrava più hipster di quello che vendeva la merceria di paese. Aspettare il postino che portava il pacco. Scartarlo. Provare, essere soddisfatta, qualche volta delusa. Decidere se rispedire indietro il tutto, in quest’ultimo caso.

Immagino che questo rituale continui ad avere degli adepti. Sicuramente c’è una comodità, nel ricevere qualcosa a casa e poterlo provare con comodità davanti allo specchio di casa, magari consultarsi con compagni e figli e amiche, sperimentare degli abbinamenti, pensarci su. Rispedire indietro mi sembra un po’ più complicato, ma forse è perché sto fuori tutto il giorno, in fondo se stessi a casa e il corriere passasse a ritirare il pacco non sarebbe così difficile.

schermata 2019-01-09 alle 12.20.48

Finiremo in un mondo senza negozi, con un gigantesco catalogo Postalmarket da consultare online? O i negozi diventeranno solo delle vetrine, delle esposizioni, e pagheremo per toccare e provare?

Io non lo so, ma sono curiosa di vedere cosa succede. E voi?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

Ma perché la gente non porta più i calzini?

Mentre su Chic After Fifty scrivevo delle cinque domande per l’anno che verrà, mi è venuta una domanda per questi giorni freddi: perché la gente non si mette più i calzini?

Schermata 2018-12-19 alle 14.54.51

La notte, qui al nord, scende sottozero. Le case sono riscaldate, e anche gli uffici, e i negozi, e i mezzi pubblici. Ma tutti quelli che vedo come me aspettare i suddetti mezzi pubblici, camminare per lunghi tratti di strada, uscire dai luoghi caldi, tutti questi che ostentano scarpe di vario tipo rigorosamente calzate con fantasmini, non si raffreddano? Non gli viene voglia di un bel paio di calze non dico lunghe ma almeno al ginocchio, magari in un bel misto lana? Non gli si fredda tutta la circolazione, con quella esposizione?

La maggior parte di questa tribù senza calzini ha indosso dei jeans, che non solo non tengono caldo, ma tendono a diventare gelati, con il gelo. Mi ricordo quelli che andavano a sciare con i jeans, erano molto fighi ma dopo la prima pista avevano intorno alle gambe dei cartoni ghiacciati, e spesso alla terza pista erano costretti a smettere. Perchè l’effetto cartone gelato non finiva neppure in funivia, aveva una vera coda lunga. E’ vero che i jeans di ora sono elasticizzati e stretti come dei collant, però davvero, tengono caldo? Non riesco a crederci…

Insomma se qualcuno conosce la risposta a questa domanda, si faccia aventi!

Se finalmente le promesse avranno bisogno di sostanza alle spalle.

Prendo spunto per questo pezzo da un articolo di Elisa Motterle che si intitola “Abbiamo ancora bisogno di Victoria’s Secret?”, scritto a proposito dell’apertura del nuovo negozio a Roma.

Schermata 2018-12-13 alle 12.53.36E’ buffo e anche bello che spesso io e Elisa scriviamo, sebbene in modi diversi e a distanza di pochi giorni o mesi, delle stesse cose: la femminilità senza tacco, il ritorno di una certa modestia estetica, la fine della donna panterona con il reggiseno imbottito.

Schermata 2018-12-13 alle 12.55.00Avevo scritto proprio qui sulla crisi di Victoria’s Secret, che peraltro è pubblica, e sul fatto che alle signore after fifty oltre che alle ragazze piace la biancheria bella ma anche comoda, e che il concetto di sexy per fortuna si sta evolvendo e smarcando dalla messa in mostra a tutti i costi. Elisa aggiunge che, nel caso di Victoria’s Secret, i prodotti sono di qualità bassissima, e quindi la promessa degli show fantasmagorici e delle modelle superstar si frantuma in una realtà molto al di sotto delle aspettative.

Schermata 2018-12-13 alle 12.50.53

Direi che è in corso una riscossa del consumatore. Che non dipende tanto dai social, come si credeva fino a un po’ di tempo fa, quando sembrava che poter far sapere a tutti se un’azienda si comportava male avrebbe costretto l’azienda ad agire diversamente. Il consumatore ora, se quello che gli si propone non gli piace, non consuma. Le emozioni, le le storie, le sente e le ascolta, ma se poi il prodotto è una sòla non lo compra. E quindi forse sarebbe ora che le aziende ricominciassero a investire i loro soldi e le loro energie a fare dei buoni prodotti, invece di pensare di cavarsela con la comunicazione.Che facessero delle promesse che dietro hanno della sostanza. Sarebbe una forma di rispetto che farebbe del bene a tutti, alle aziende per prime.

Se Victoria’s Secret si mettesse a fare dei prodotti di qualità migliore, forse ce ne sarebbe ancora bisogno!

Grazie ad Elisa per l’ispirazione, e buona giornata a tutti!

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

 

Anche per i vestiti, all they need is love

E’ vero, i vestiti sono oggetti inanimati, secondo le leggi della fisica.

Schermata 2018-12-05 alle 11.25.58Però come tutti gli oggetti sono capaci di evocare sensazioni, di conservare dei ricordi, di assorbire e restituire i profumi.

Ho finalmente completato il mio trasloco e sistemato, anche se non proprio definitivamente, la cabina armadio. Mi sono passati tra le mani vestiti vecchi e nuovi, usati tanto oppure poco, ereditati o comprati nuovi, e a me tutti raccontano qualcosa. Per questo elimino solo quello che è proprio tanto rovinato, oppure che per qualche ragione non amo.

Schermata 2018-12-05 alle 11.27.51

I vestiti che conservo, li conservo per amore: verso chi li ha portati, chi li ha regalati, verso me stessa quando ho fatto un gesto generoso (bisogna essere generosi anche con se stessi, mica solo con gli altri!). Forse l’amore li rende persino più chic, gli dà quel tocco che non si vede ma si percepisce.

E quando leggo che i vestiti, indipendentemente da quanto sono costati, vanno trattati con cura e con amore, beh, sono davvero d’accordo.

Anche per i vestiti l’amore è quella cosa che devi dare tu per primo, e poi ti viene restituita, quando non si sa, ma questo è il bello.

Schermata 2018-12-05 alle 11.12.25E voi che ne pensate?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com

Viva i pantaloni cropped che stanno bene a tutte

Non è evidente eppure è dimostrato: i pantaloni cropped stanno bene a tutte, alte e basse, grasse e magre. Ci sono pochi capi di abbigliamento che riescono in questo gioco, quindi approfittiamone!

All’inizio questo modello di pantaloni veniva chiamato “culotte”, che a me suonava sbagliato perché le “culottes” in francese sono le mutande (da cui i sanculotti, rivoluzionari ahimè senza mutande). Però ha prevalso il nome americano, cropped pants, che vuol dire semplicemente pantaloni tagliati.

Non so dire bene perchè stiano bene a tutte, ma credo che il segreto sia nell’essere un po’ gonna e un po’ pantaloni. Ho notato che ora li mettono signore e ragazze indistintamente, e comunque li si combinino, con le scarpe da ginnastica o gli stivaletti con un po’ di tacco, con i mocassini o con le stringate, hanno sempre un bel piglio, un’aria dinamica, contemporanea.

Schermata 2018-11-28 alle 12.43.28

E via via che si diffondono aumenta anche la varietà di proposte: quest’anno per esempio, ce ne sono tantissimi scozzesi, sia di colori sobri che molto accesi. Con un bel pullover, lungo o corto a seconda di come vi sta meglio, siete vestite, calde, comode e chic!

Cosa chiedere di più?

Anna da Re, blogger di ChicAfterFifty e opinionista per DonnaModerna.com